• Gianfranco Catullo

Digitale vs Analogico: l'eterna lotta è conclusa?



Ho deciso di scrivere questo articolo in seguito ad alcune e-mail ricevute da appassionati e colleghi che mi chiedevano di fare il punto su questa annosa e spesso spinosa questione mai del tutto risolta. Ho quindi accettato di buon grado l'invito, consapevole della piena maturità raggiunta dalle tecnologie in campo fotografico. Nonostante la complessità e la vastità degli argomenti da trattare, ho cercato di essere sintetico tenendomi alla larga da grafici, tabelle e tediosi tecnicismi. Che il digitale abbia mandato in pensione la fotografia analogica, è un dato di fatto. Due secoli di scoperte e tecnologie per fissare le immagini su di un supporto, e meno di trenta per mandarle in pensione. Ma come vedremo non è una frase del tutto vera. Niepce ha iniziato nel 1813 a sperimentare e modificare la tecnica litografica per renderla "sensibile" alle immagini; Sony negli anni '80 ha lanciato, in verità con scarso successo, il sistema Sony Mavica, che permetteva di registrare immagini su floppy. In data odierna, la produzione di macchine fotografiche analogiche è stata interrotta o ridotta da tutti i maggiori produttori (Canon e Nikon in testa), sopravvivendo nel settore professionale del medio e grande formato o dell'altissima qualità artigianale affiancandosi però alle nuove linee digitali. Ad esempio Leica produce la gloriosa e indistruttibile M7 (utilizzata tutt'ora da Sebastiao Salgado), con mirino a telemetro e avanzamento manuale della pellicola , ma ha appena lanciato la M9, esteticamente simile alla sorella meccanica ma completamente digitale. Stesso discorso possiamo fare per Hasselblad, che pur producendo ancora alcuni modelli a pellicola, ha inserito intere linee di apparecchi e dorsi digitali di altissimo livello (e costo). Solita solfa per le pellicole. La produzione si è ridotta spaventosamente e, come nel caso dello storico marchio Agfa, addirittura interrotta. Ho quasi trent'anni e ho iniziato a fotografare e stampare in camera oscura 14 anni fa, e soltanto da 8 ho iniziato ad utilizzare il digitale. In quel lasso di tempo ho cambiato almeno 7 corpi macchina (qualche decennio fa, invece, una reflex meccanica si usava per una vita intera) ed oggi lavoro esclusivamente in digitale con la "camera chiara", come recita un neologismo molto in voga da qualche tempo. Dopo questo lungo ma doveroso preambolo possiamo fissare alcuni punti: - la tecnologia digitale ha fatto in trent'anni quello che la tecnologia analogica ha fatto in oltre duecento - la perdita d'interesse commerciale per l'analogico ne ha ridotto quasi completamente la produzione e interrotto qualsivoglia forma di ricerca nel settore - la produzione su vastissima scala fa in modo che il ricambio generazionale di apparecchi sia rapidissimo Ma le prestazioni? Conviene il digitale? In cosa è realmente innovativo? Un fotografo moderno è più bravo dei suoi antenati? La mia prima reflex digitale, una Canon Eos 300D, era complessivamente inferiore in velocità alle sorelle analogiche presenti nello stesso catalogo e offriva in molti casi una qualità d'immagine inferiore, soprattutto sul fronte del bilanciamento del bianco. Ma il rumore digitale (che un tempo era chiamato "grana") era già molto ridotto e permetteva di usare sensibilità equivalenti ad 800 ISO con una più che decorosa qualità d'immagine. Le mie attuali Canon Eos 5D Mark III mi permettono di varcare la soglia dei 3200 ISO con una qualità d'immagine elevata, una risoluzione incredibile (posso cioè realizzare stampe enormi), sono veloci e robuste quanto basta per essere usate durante un safari in Africa e in abbinamento ad ottiche professionali risolvono dettagli come nessun sistema di piccolo formato analogico è mai riuscito a fare. Le migliori pellicole 35 mm, se ben sviluppate e stampate, riescono ad avvicinarsi a questi risultati ma soltanto a bassi valori di sensibilità o in situazioni controllate. Qualcuno, con una certa vena di malinconia, parla di plasticità della pellicola e di "effetto grana come nelle pellicole di un tempo", ma cosa vorrà dire? Non molto, se non che la presunta plasticità sta ad indicare una quantità di dettaglio inferiore ed un conseguente effetto ottico di "morbidezza", che potremmo però riprodurre a nostro piacimento in digitale con minimi interventi di post-produzione (parallelamente in campo audio mi azzarderei a considerare la "morbidezza" delle valvole rispetto ai transistors). In sostanza, l'occhio umano (come anche l'udito nel caso delle valvole) potrebbe essere, in alcuni casi, più propenso a giudicare migliore un'immagine (o una sonorità, appunto) complessivamente più morbida e meno dettagliata ma oggettivamente peggiore. Discorso analogo vale per la grana. La grana è la dimensione delle particelle fotosensibili presenti sulla pellicola: ad alte sensibilità è più grande per poter meglio catturare la luce, a scapito di una notevole perdita di dettaglio e di una gamma dinamica inferiore. Il risultato è, in effetti, otticamente appetibile risultando gradevole alla vista, al contrario di quello prodotto dal rumore digitale che tende ad essere piuttosto secco e "squadrato". Ma anche qui, se ce ne fosse bisogno, un qualsiasi software di fotoritocco potrebbe darci una mano. Ho avuto modo di paragonare i miei primi scatti di concerti e matrimoni effettuati su pellicole Kodak TMAX 3200, a volte esposte a 6400 ISO, con alcuni recenti lavori in digitale correttamente stampati. Il paragone è risultato improponibile ed imbarazzante: nel migliore dei casi non sono mai riuscito a misurare, con una certa approssimazione, una differenza inferiore a 2 EV di rumore, ed in maniera direttamente proporzionale una maggiore nitidezza generale nei confronti della recente tecnologia di ripresa. Per quanto riguarda la pellicola negativa a colori, invece, i risultati sono stati anche peggiori a causa della sovrapposizione degli ulteriori due strati di emulsione sensibile alle varie frequenze di luce. Diverse riviste del settore hanno condotto test analoghi in maniera totalmente scientifica giungendo sostanzialmente alle mie stesse conclusioni. L'analogico potrebbe essere sicuramente considerato migliore soltanto se confrontato alle compatte 35 mm di primo prezzo o dalla risoluzione fin troppo elevata (ebbene si, contrariamente a quanto si pensi, l'alta risoluzione non è necessariamente sinonimo di qualità). Ma anche se non proprio perfette, perfino queste digitali risultano essere più comode ed utilizzabili rispetto alle loro antesignane. E' innegabile, il digitale è prima di tutto comodità e versatilità. Sia in campo amatoriale che professionale, la possibilità di visionare sul proprio monitor l'immagine appena scattata ed eventualmente di modificarla sono gli aspetti sicuramente più importanti ed innovativi della neonata tecnologia (e consentitemi di chiamare "neonata" una tecnologia che ho soltanto trent'anni). Ciò vuol dire che un professionista riesce a terminare il suo lavoro in minor tempo e con risultati qualitativamente ma anche quantitativamente migliori. Il mio personale iter di post-produzione è invero piuttosto lungo, dato che scatto sempre in formato .RAW (un formato che non comporta perdita di qualità) visionando e ottimizzando i files uno alla volta per ottenere il massimo risultato qualitativo, proprio come si faceva in camera oscura. Io però non ho fretta. Al contrario, i miei colleghi fotoreporter alle Olimpiadi riescono, ad esempio, ad inviare scatti di buona qualità ed in tempo reale alle redazioni di tutto il mondo senza nemmeno spostarsi dallo stadio. Detto questo, che futuro avrà un appassionato di fotografia che nasce oggi con il digitale? Ad un fotografo serio, appassionato e con buone idee, gli sarà riservato un futuro identico a quello di qualsiasi altro buon fotografo di cinquanta anni fa, quindi non facilissimo (soprattutto economicamente) ma costellato di soddisfazioni artistiche e buoni riscontri di pubblico. Lo ammetto, la pellicola è la storia della fotografia e ne costituisce le basi, e mi sento fortunato ad averla utilizzata a lungo e in tutte le sue declinazioni possibili. E' una "scuola" formidabile che permette di apprendere le nozioni fondamentali di fisica ottica e le tecniche che hanno permesso alla fotografia attuale di esistere. La consiglio a chiunque abbia tempo e pazienza e sia intenzionato ad intraprendere seriamente la carriera fotografica. Personalmente la uso ancora. Tuttavia, non posso non nascondere la mia perplessità riguardo al numero illimitato di scatti effettuabile in digitale, che assopisce e in molti casi svilisce la concentrazione e la sensibilità compositiva. Utilizzavo non più di tre o quattro pellicole per qualunque tipo di lavoro; oggi, invece, porto con me almeno tre schede di memoria da 16GB in grado di immagazzinare centinaia di immagini. Ma in fondo si tratta soltanto di sistemi, di tecnologie, non di contenuti. Dunque che ben vengano, ma soltanto per ottenere fotografie migliori, senza mai dimenticare il risultato che ci siamo prefissati di ottenere. Le foto le fa il fotografo, non la macchina! Banale, vero? La "tecnofilia", termine che transpongo liberamente con 'attrazione verso la tecnologia', è infatti il secondo grande problema da tenere in debita considerazione. Spesso ci si trova a scattare centinaia di fotografie soltanto per verificare le prestazioni dell'ultimo modello di reflex digitale appena acquistata, si ingrandiscono al 100% gli scatti sul monitor per controllarne l'incredibile niditezza e si corre a scoprire se nel frattempo mamma Canon o papà Nikon abbiano sfornato qualche nuovo accattivante prodigio tecnologico da trenta e più milioni di pixel (perchè ognuno di noi abitualmente stampa cartelloni pubblicitari di 3X2 metri...). E si finisce per passare interi pomeriggi al computer, invece di fotografare qualche bel tramonto. Appropriarsi della tecnica è fondamentale, ma se non si fotografa sul campo e non si conduce alcun tipo di ricerca creativa e compositiva, non si diventa fotografi. Siate fotografi-umanisti, studiate la tecnica ma non dimenticate il vostro obiettivo primario e non siate indolenti verso gli stimoli culturali di qualunque tipo. Dunque, in estrema sintesi, il digitale ha vinto, ma va usato con perizia e attenzione. Digitale batte analogico 2 a 1, ma soltanto al termine di una bella e combattutissima partita. Un consiglio, soltanto per questa volta: ogni tanto disattivate il display della vostra digitale e lasciate sulla memory card lo spazio sufficiente per 30, 40 fotografie al massimo...Oppure scattate a pellicola.

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